quinta-feira, 10 de julho de 2025

XV DOMENICA - Dio è amato e venerato quando amiamo visceralmente i suoi figli feriti e agonizzanti

La parabola del “Buon Samaritano” ci mostra qualcosa di paradossale. Ci dimostra come la religione puó impedire l'esercizio della caritá che è il fulcro della nostra vita religiosa! Quando un "religioso devoto" si preoccupa esclusivamente di "obbedire ai precetti rituali e alle norme liturgiche" della sua religione – credendo che così facendo compiacerebbe il suo Dio – finisce spesso per mettere in secondo piano i "figli di Dio" e i loro bisogni, che è ciò che veramente conta! Se il presunto amore per Dio non si traduce in amore viscerale e compassionevole per il "prossimo escluso e ferito" – indipendentemente di chi sia – non è altro che alienazione pura. Gesù è ancora più diretto: non basta "amarlo come se stessi", ma dobbiamo amarlo 'come Dio ama' perché il metro di paragone non è "se stessi", ma il Padre misericordioso. Ma come ama Dio? Dio ama come un umano carico di compassione e che si avvicina, assiste, si prende cura, guarisce i suoi figli feriti e agonizzanti, anche se ció lo rende "infedele e impuro" agli occhi della sua religione. Dopotutto, per Gesù, la più grande 'impurezza religiosa' è la mancanza di compassione e di misericordia verso i 'suoi prossimi' che sono umiliati, deportati, bombardati e torturati, sotto i nostri "occhi spietati e negligenti"!  

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